ANNO DELLA FEDE – SCHEDA n° 2

PORTA FIDEI – Scheda di riflessione n° 2

Il termine “fede”, dal punto di vista del significato attinge al greco e al latino fidere,

nel senso di aver fiducia, anche con “adesione assoluta a principi non suscettibili di completa dimostrazione”.1 Si tratta perciò di termine afferente, soprattutto, al campo religioso o filosofico. Il termine trova impiego talvolta anche nel campo del scientismo, ma con differenze rilevanti. Affermare che un determinato pianeta dista una certa distanza dalla terra è dato accettato da tutti, nell’epoca che la telemetria permessa da telescopi e satelliti artificiali consente misurazioni di grande precisione. Se poi la distanza reale differisse di una certa percentuale, questo non cambierebbe la vita a nessuno.

1 AA.VV. , Dizionario Grolier, Firenze, 1982, Volume I, pag. 397

2 La vicenda della Beata Eugenia Picco mostra chiaramente l’assunto. Figlia di un artista cieco e di madre opportunista, che aveva sposato il marito solo per interesse personale. Allevata dalla nonna paterna, rimase senza padre a 7 anni. Dovette lottare contro le molestie sessuali del patrigno. Amò un uomo, in modo assoluto ed immaturo. Scoprì la preghiera, divenne suora, Superiora Generale della sua Congregazione, infine la Chiesa l’ha proclamata Beata, il 7 ottobre 2001. La preghiera, cioè il contatto con Dio, risana ogni ferita.

3 Il relativismo etico, anche in campo sociale, è frutto velenoso che arriva da lontano. Il teologo Pietro Abelardo (†1142) postulò che la ragione umana non necessita di appoggio alla Scrittura, per trovare risultati importanti nella sapienza e nel raziocinio. E’ lui che formulò i principi di identità e di non contraddizione. Nella sua opera Sic et non, tentò di conciliare idee opposte, togliendo anche la responsabilità umana al peccato. Es: «Il vizio dell’anima non si identifica col peccato; per esempio, l’iracondia è un vizio che spinge la mente a compiere cose che non si devono fare, alla lussuria sono inclini per complessione fisica molte persone che però non per questo peccano: il vizio dell’animo ci inclina ad “acconsentire” a cose illecite e peccato deve intendersi solo il fatto dell’acconsentire. Come non si possono eliminare le inclinazioni, perché fanno parte della natura umana, così non si può chiamare peccato la volontà o il desiderio di fare quel che è illecito, ma il peccato è il consenso dato alla volontà e al desiderio.» È dunque nel “consenso”, anche solo interiore, la radice del bene o del male che commettiamo: possiamo fare del bene senza rendercene conto, senza intenzione buona: non per questo

La differenza con la fede intesa nel senso religioso è proprio questa. Qualsiasi dato o elemento attinente ad essa può cambiare sostanzialmente la vita del credente. Perché non si aderisce ad un sistema di pensiero, anche ben articolato, ma ad una persona. Gesù il Cristo, il Figlio di Dio, l’Emmanuele. Dio con noi.

Adeguarsi ad un modello umano è impegnativo; molto di più è richiesto per seguirne uno che presenta anche una natura divina! Il compito non si attua per dovere o timore, ma per la presenza di una relazione d’amore. Se una persona ha avuto la grazia di incontrare il Dio vivente, nella sua esistenza, non può ritornare alla banalità di legami superficiali.

Il problema nasce quando il collegamento con Dio nasce da una consuetudine senza radici, comunicata, per esempio, da genitori praticanti ma poco credenti. Ancor peggio, si può trovare un rapporto di sudditanza ad un Essere superiore, verso cui si volge una reve-renza personale data da timore o paura.

In tutti i casi, una preghiera insistente conduce, prima o poi, ad un incontro vero ed arricchente; a pregare si impara pregando e la preghiera, in sé, è dialogo con Dio.2

In un rapporto d’amore umano, si cerca, soprattutto nel primo periodo, di conoscer tutto dell’amato, ci si immedesima con lui, si usa il suo linguaggio. Per analogia, questo dovrebbe essere il modello dell’incontro con Dio: risposta all’Amato, che per primo ci ha donato amore.

Talvolta il rapporto rimane ancorato al compromesso. Si è disposti a cedere su qualche punto, ma è pretesa un’autonomia in altri. Per esempio, si mantiene una grande fedeltà alla frequenza domenicale alla S. Messa, però si sfruttano gli operai o si pratica l’adulterio appena possibile.3 Colui che vive in contraddizione parziale con la fede non si appoggia a Dio; mercanteggia con Lui, semplicemente, il proprio piacere o comodo. 2

possiamo essere considerati buoni e virtuosi; allo stesso modo, possiamo fare del male senza intenzione: non per questo dobbiamo essere considerati malvagi e peccatori».

4 Cfr. BENEDETTO XVI, Angelus del 6 marzo 2011: « Spesso l’uomo non costruisce il suo agire, la sua esistenza, su questa identità, e preferisce le sabbie delle ideologie, del potere, del successo e del denaro, pensando di trovarvi stabilità e la risposta alla insopprimibile domanda di felicità e di pienezza che porta nella propria anima. E noi, su che cosa vogliamo costruire la nostra vita? Chi può rispondere veramente all’inquietudine del nostro cuore? Cristo è la roccia della nostra vita! Egli è la Parola eterna e definitiva che non fa temere ogni sorta di avversità, ogni difficoltà, ogni disagio (cfr Verbum Domini, 10).

5 Isaia 6,1-2.3-8

In queste condizioni, la fede è un’etichetta applicata, non un modo di vivere. S. Francesco d’Assisi chiarisce molto bene il percorso di santificazione del cristiano.

«O regina sapienza, il Signore ti salvi con tua sorella, la pura e santa semplicità Signora santa povertà, il Signore ti salvi con tua sorella, la santa umiltà Signora santa carità, il Signore ti salvi con tua sorella, santa obbedienza Santissime virtù tutte, il Signore vi salvi, dal quale procedete e venite Quasi non c’è uomo al mondo che possa avere per sé una sola di voi se prima non muore; chi ne ha una e le altre non offende, le ha tutte, e chi ne offende una non ne ha alcuna e le offende tutte; e ciascu-na confonde i vizi e i peccati la santa sapienza confonde satana e tutte le sue insidie».

Chi crede di avere virtù ma non si impegna in tutte (pur con il limite umano), in realtà non ne possiede nemmeno una. Questo perché il Signore Gesù ha donato tutto di Sé; chi vuol seguirlo deve fare altrettanto. Con radicalità.

Per seguire Dio, rispondendo al suo amore, servono alcuni strumenti; qui di seguito ne sono elencati alcuni.

Il primo è l’atteggiamento. Spesso l’uomo vede Dio come l’antagonista, piuttosto che come un Padre pieno d’amore. Per esempio, nel giardino primordiale, Adamo ed Eva cercano un’autonomia che li condurrà all’infelicità; molte altre volte gli esseri umani tenteranno di lasciare Dio fuori dalla loro esistenza. Anche nel momento attuale alcuni credono che la scienza soddisferà ogni problema, necessità o desiderio.4

Gesù è il nuovo Adamo, la Vergine Maria la nuova Eva, ogni cristiano è invitato a seguire il loro esempio. Se Gesù ha redento l’umanità, il peccato non è però affatto cessato. Si è moltiplicato, dal tempo suo! Serve allora continuare nel compito, come il profeta Isaia che risponde alla domanda del Signore: «Sopra di Lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali. Proclamavano l’uno all’altro, dicendo: «Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria».

Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo.

E dissi: «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti».

Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua colpa e il tuo peccato è espiato».

Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!».5

Mandati come figli di Dio! 3

La modalità della sequela si può attingere da S. Paolo, uomo appassionato di Dio.

«Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me».6 Ancora: «Fratelli, sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa».7

6 Lettera ai Galati 2,20

7 Lettera ai Colossesi 1, 24

8 Cfr. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Cost. dogmatica Dei Verbum, cap. I, § 2: “2. Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà (cfr. Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi partecipi della divina natura (cfr. Ef 2,18; 2 Pt 1,4). Con questa Rivelazione infatti Dio invisibile (cfr. Col 1,15; 1 Tm 1,17) nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (cfr. Es 33,11; Gv 15,14-15) e si intrattiene con essi (cfr. Bar 3,38), per invitarli e ammetterli alla comunione con sé. Questa economia della Rivelazione comprende eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto. La profonda verità, poi, che questa Rivelazione manifesta su Dio e sulla salvezza degli uomini, risplende per noi in Cristo, il quale è insieme i1 mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione.

9 Vangelo di Giovanni 16

10 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Cost. dogmatica Dei Verbum, op. cit.,§ 7: “Gli apostoli poi, affinché l’Evangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, lasciarono come loro successori i vescovi, ad essi « affidando il loro proprio posto di maestri ». Questa sacra Tradizione e la Scrittura sacra dell’uno e dell’altro Testamento sono dunque come uno specchio nel quale la Chiesa pellegrina in terra contempla Dio, dal quale tutto riceve, finché giunga a vederlo faccia a faccia, com’egli è”. […]Le asserzioni dei santi Padri attestano la vivificante presenza di questa Tradizione, le cui ricchezze sono trasfuse nella pratica e nella vita della Chiesa che crede e che prega. È questa Tradizione che fa conoscere alla Chiesa l’intero canone dei libri sacri e nella Chiesa fa più profondamente comprendere e rende ininterrottamente operanti le stesse sacre Scritture. Così Dio, il quale ha parlato in passato non cessa di parlare con la sposa del suo Figlio diletto, e lo Spirito Santo, per mezzo del quale la viva voce dell’Evangelo risuona nella Chiesa e per mezzo di questa nel mondo, introduce i credenti alla verità intera e in essi fa risiedere la parola di Cristo in tutta la sua ricchezza”.

Per avvicinarci al nostro Dio, occorre conoscerlo. Perciò nessun giorno può trascor-rere senza la lettura di un brano del Vangelo e di una, anche piccola, meditazione su di esso. Per confrontare la propria esistenza con quella di Gesù. Non necessariamente nei fatti puntuali, ma nell’opzione di vita, sì!

La Chiesa porta il buon annuncio dell’amore di Dio al mondo attraverso la Scrittura, la Parola rivelata.8 Insieme ad essa, però, è importante la Tradizione.

Nel Vangelo, Gesù dice che: «12Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future».9 Quanto la Chiesa ha compreso nel corso dei secoli costituisce la Tradizione.10

Essa, ricchissima e multiforme, è condensata nella Dottrina della Chiesa, nel suo Magistero e, per il fedele laico, che vuol approfondire, il Catechismo della Chiesa Cattolica rappresenta il compendio di essa. Per questo il Papa Benedetto XVI, nella sua Lettera Apostolica Porta Fidei ne raccomanda la lettura e la meditazione, poiché: «la conoscenza dei contenuti di fede è essenziale per dare il proprio assenso, cioè per aderire pienamente con l’intelligenza e la volontà a quanto viene proposto dalla Chiesa. 4

La conoscenza della fede introduce alla totalità del mistero salvifico rivelato da Dio. L’assenso che viene prestato implica quindi che, quando si crede, si accetta liberamente tutto il mistero della fede, perché garante della sua verità è Dio stesso che si rivela e permette di conoscere il suo mistero di amore».11 Nell’Anno della Fede, sarebbe opportuno che il cristiano pregasse ogni giorno il Credo, riassunto delle verità di fede. Basta per questo un tempo brevissimo.

11 PAPA BENEDETTO XVI, Lettera Apostolica Porta fidei, 11 ottobre 2012, § 10.

Esiste un oggetto che richiama, in estrema sintesi, il Vangelo: il Crocefisso. Siamo abituati ad averlo appeso nelle stanze e l’abitudine ci porta a sentirlo come un qualcosa di familiare, che però nemmeno notiamo più.

Poniamo allora, nell’angolo che usiamo per la preghiera, un crocefisso ben fatto, che ci ricordi veramente Gesù sulla Croce. Contempliamo… solo così potremo com-prendere quanto ci ama Dio, solo così potremo rispondere, nella fede, al suo amore!

Mantenere la costanza nella fede è dono di Dio, ma occorre chiederlo attraverso l’inter-cessione di Colei che rimase piantata sotto la croce.

25Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Magdala. C’è bisogno di donne, quando serve una costanza irremovibile. L’uomo può abbandonare moglie e figli, ma la donna, quando diventa madre, rimane piantata nella sua condizione. Senza cedimenti. Oggi, e per quanto rimane da vivere, bisogna prendere la Vergine Maria, piantata sotto la Croce di Gesù, come modello e guida nell’amore e nella fede. Affidati a Maria, è possibile seguire Gesù con le sofferenze di ogni giorno, sperando in Lui e affidandosi alla misericordia del Padre, che supera ogni limite umano.

L’anima nostra magnifica il Signore!

Umili e poveri, Egli ci ha guardato! Amen.

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