Brevi note su Citè Saint Pierre – Lourdes

Parlare della Citè: ci vorrebbe un libro intero, tantissime sono le cose da dire ed i sentimenti profondi che suscita questo luogo di pace e di preghiera.

Cominciamo dal luogo; come arrivi ti senti subito abbracciato dal silenzio e dalla pace che qui aleggiano nell’aria e ti senti preso da un grande emozione. Stai per entrare in un’oasi di meditazione. La natura ti parla, gli uccelli ti salutano, il bosco ti abbraccia, l’ovile ti aspetta per farti incontrare con il Signore.

Questo è un luogo voluto da Bernadette per poter ospitare i pellegrini poveri che non potevano pagarsi le spese dell’alloggio e che comunque volevano fare l’esperienza di venire a Lourdes per incontrare Maria. 

Monsignor Rodhain sostenuto dal Vescovo di Tarbes e Lourdes è stato il realizzatore di questa struttura che può accogliere circa 500 pellegrini contemporaneamente. Attualmente molti dei pellegrini che arrivano qui, provengono dai paesi dell’Est e del terzo mondo e le testimonianze della gioia di chi è stato qui ospite sono numerosissime, edificanti e piene di speranza.

Questo è diventato un luogo di preghiera, di convegni e di grandi incontri di gruppi organizzati. Durante tutto l’anno ci lavorano gratuitamente circa 1000 volontari, provenienti da diverse nazioni, in turni di 8 ore al giorno fino a tre settimane di permanenza.

L’ovile, la cappellina che riproduce perfettamente  il ricovero delle pecore usato da Bernadette, è il centro, il cuore di questo luogo meraviglioso.

Amo moltissimo questa chiesetta e la considero la più  bella cattedrale di Lourdes.

Come entri ti senti avvolto dalla semplicità ed umiltà ed il pensiero va subito alla piccola Bernadette ed ai messaggi che ha ricevuto dalla Immacolata.

Vediamo un pavimento in pietra d’ardesia, sgabelli in legno dell’epoca, altare in pietra, crocifisso e madonnina in legno, tabernacolo sorretto da una bilancia.

Maria tiene in braccio Gesù che a sua volta sorregge un mappamondo con una manina e con l’altra indica il cuore immacolato di Maria, dicendoci: ” rivolgiti a Lei , al suo amore di mamma, Lei ti ascolta, ti capisce e ti ama”.

La bilancia, di quelle che pesavano la lana, è stata voluta da Mons. Rodhain ed esprime una grande simbologia.  Sul piatto di sinistra sta il mondo con delle ciotole di riso, delle spighe di frumento ed altri cereali.  Simboleggia l’umanità.  Sull’altro piatto sta un tabernacolo che contiene l’Eucaristia, il cibo spirituale di noi cristiani.  Anzi, meglio, contiene Gesù vivo e presente in corpo, sangue anima e divinità che desidera fare comunione con noi, affinché ciascuno di noi, diventi ” cristoforme ” come ci dice san Paolo ” non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me “.

Che fa da ago di questa bilancia vi è il Vangelo aperto sul passo di Matteo 25,35 che dice ” perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare……ero straniero e mi avete accolto…..”. Mons. Rodhain l’ha chiamata la bilancia della giustizia, in quanto alla fine della nostra vita saremo chiamati a rispondere dell’amore che avremo o per egoismo non avremo, donato ai nostri fratelli, agli uomini e alle donne che avremo incontrato. Uscendo dalla cappellina, ci troveremo di fronte la tomba del fondatore della Citè che sta sotto una grande quercia.

Jean Rodhain è stato sepolto lì , appena al di fuori, in quanto in questo luogo passava molto tempo in preghiera e qui, riceviamo un grande messaggio, uno dei grandi messaggi di Lourdes: la preghiera.

La preghiera è importante, fondamentale per incontrare e fare esperienza profonda di Dio, in Gesù, nello Spirito Santo. Il Signore si fa trovare da noi se gli apriamo il nostro cuore e ci facciamo riempire dalla sua Parola. Il libro dell’Apocalisse al capitolo 4 versetto 20 recita così: ” Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. ” Ci vogliono però, da parte di ciascuno di noi, impegno, silenzio e disponibilità all’ascolto.

Il pellegrinaggio per questo, è un momento molto forte perché Gesù ci chiama, attraverso Maria, in disparte per parlare al nostro cuore. Dedichiamogli del tempo e le occasioni qui sono moltissime: alla Grotta, alla tenda del Santissimo sempre esposto all’adorazione dei fedeli, durante le grandi celebrazioni in particolare S. Messa internazionale, processione Eucaristica e benedizione col Santissimo, al S. Rosario serale con le fiaccole, nelle tante chiese, alla cappella della riconciliazione, alle Via Crucis, alle piscine, nella Chiesa Parrocchiale, al cachot, sui passi di Bernadette, nella prateria…… Da soli, certamente, ma anche in compagnia e in comunione con amici, pellegrini e disabili o ammalati.

Continuando il nostro percorso, troveremo una bellissima cattedrale all’aperto sotto un grande bosco di castagni, che può contenere circa quattromila persone.

Al centro, un altare composto da una macina da mulino in pietra. Ancora una simbologia: Bernadette era figlia di mugnaio. Nella sua malattia diceva “ sono moulè, triturata come un chicco di grano.”

Ecco uno dei significati della sofferenza che, se è accettata in umiltà e con amore, ha una grande forza redentiva per ciascuno di noi e per l’umanità. E’ un grande mistero, e noi siamo chiamati ad accoglierlo con fede e qui a Lourdes lo abbiamo quotidianamente sotto i nostri occhi e lo viviamo spesso di persona.

Di fianco all’altare troviamo una imponente croce di ferro, voluta da Mons. Rodhain per ricordare il grande pellegrinaggio di ritorno degli ex prigionieri di guerra e deportati, che l’8 settembre 1946 si ritrovarono a Lourdes per ringraziare Maria e per dare inizio al “Soccorso Cattolico” che diventerà poi la Caritas Internazionale.

Proseguendo il nostro itinerario incontriamo un giardino che è un luogo di speranza e di pace. C’è un ulivo con attorno ancora una macina da mulino. Già la pianta di ulivo è un grande simbolo di pace e  ci riporta con la mente alla alleanza di Dio con l’uomo, dopo il diluvio universale. La macina è frantumata e divisa con dei cunei in ferro che distanziano i vari pezzi .

Finchè ci saranno nel mondo guerre e odio questi cunei non verranno tolti e non si potrà ricomporre la macina, che non potrà macinare il frumento necessario per preparare il pane. Nel giardino della pace, troviamo ancora un altro simbolo: vi è una gabbia contenente alcune colombe bianche.  Queste non verranno liberate, finchè non ci sarà  la pace nel mondo intero.

Allora la Citè ci chiede, con questi segni, di essere operatori di pace nella nostra vita e nel nostro ambiente e di pregare intensamente per la pace.

Durante il nostro percorso di visita, troviamo ancora tante realtà tra cui un laboratorio per predisporre delle valigette per la S. Messa da viaggio per i missionari, un grande murales con il tema dell’anno e con riportate le  testimonianze dei pellegrini ospiti e un chiosco con le candeline accese per una preghiera per la pace. Appeso ad una parete vi è un crocifisso che Mons. Rodhain aveva incatenato nel marzo del 1957 per ricordare l’occupazione dell’Ungheria da parte del potere sovietico. Questo è stato un grido di dolore e di protesta contro l’ oppressione e la mancanza di libertà politica e religiosa del popolo magiaro. Simboleggia la Chiesa incatenata e la Chiesa del silenzio.

Le catene sono state tolte dal corpo di Gesù crocifisso, nel 1992, poco dopo la caduta del muro di Berlino, durante una grande celebrazione alla Cité, presenti 2500 pellegrini ungheresi, venuti in pellegrinaggio accompagnati dai loro vescovi.

Verso la fine, si arriva in un grande refettorio dove vengono consumati i pasti dei pellegrini presenti. Sono sempre colpito dalla cura con cui ogni cosa è predisposta. Il locale è ampio e molto luminoso , i tavoli sono disposti in cerchio, con un diametro di circa cinque metri,  perché il pranzo possa essere un momento di fraternità, di comunione e di condivisone tra i pellegrini presenti e provenienti da ogni parte del mondo. Le cucine sono a vista, affinché ognuno possa vedere l’amore, l’ordine e la pulizia con cui vengono preparati i pasti. Alle pareti sono appesi dei bei quadri e nella parete più grande vi è un bellissimo affresco. Solo questa opera meriterebbe una visita.

Qui, dico solo che in pochi metri viene riprodotta tutta la realtà di Lourdes .

Al centro vi è Gesù che compie il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci e Bernadette che li distribuisce.  E poi, sono rappresentate le moltitudini di pellegrini e di malati presenti, la grotta delle apparizioni,  le processioni,  la fiaccolata, i volontari, (e ogni volta rimango contento, perché mi sento rappresentato da loro), vari personaggi tra cui il vescovo di Lourdes, Mons. Laurance, il parroco l’Abbé Peyramale, Mons. Jean Rodhain, il cardinale Angelo Roncalli, ecc.

Vorrei soffermarmi sul miracolo di Gesù che è sempre molto significativo, vivo ed attuale e che ci interpella tutti, sia come comunità di cristiani in cammino, che come singoli individui.

Con la fede, con la grazia santificante che riceviamo nei sacramenti, con la pazienza e con la forza dell’amore, il nostro poco diventa pane e nutrimento per chi è nella sofferenza, nella malattia, nel bisogno, nella solitudine e nella disperazione.

E’ l’amore che cambia il mondo, io, tu, noi mettiamoci l’impegno, la buona volontà e tutta la nostra persona; il Signore farà il resto, poiché è Lui che compie meraviglie, sempre, ma solamente ed esclusivamente attraverso ciascuno di noi.

                                              Valerio Scalco Barelliere  e animatore di pellegrinaggi Unitalsi

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