L’ORGOGLIO DI FAR PARTE DEL SERVIZIO CIVILE UNITALSI

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Prima di arrivare a Lourdes, non ero molto vicina alla Fede nella mia quotidianità, ma la magia di quel posto è proprio questa, ognuno si sente accolto come a casa propria, se solo riesce a tenere bene aperto il proprio cuore. Insieme a me, c’erano altri 11 ragazzi che venivano da tutta Italia.

Come dicevo, l’ingenuità dei miei diciannove anni, mi ha portato completamente a sottovalutare quanto potesse essere difficile condividere gli spazi di vita quotidiana con degli sconosciuti e, come è facile intuire, le frizioni non sono mancate. Nonostante tutto, sono contenta di dire che alcuni di loro sono diventati dei veri e propri compagni di viaggio e di cammino, perché alla fine, proprio di cammino si è trattato, prima di tutto alla scoperta degli altri e di me stessa.

I servizi svolti spaziano molto, da quelli nel Santuario (alle Piscine, al centro informazioni, alla libreria) a quelli all’interno del Salus Infirmorum, struttura di riferimento dell’UNITALSI Lourdes.

Anche a distanza di tempo, è complesso ripensare a quell’anno, così ricco di emozioni, momenti impegnativi, lacrime ma anche moltissime risate e momenti più leggeri, passati in compagnia di persone preziose e uniche. Uno dei più grandi regali di Lourdes è proprio quello di scoprire come siano uniche le persone nel loro essere diverse le une dalle altre. È un’esperienza che aiuta ad aprire gli occhi su mondi sommersi che, molte volte, vengono ignorati per comodità ma invece esistono, anche se non sempre è facile trovare un modo di comunicare e capirsi. È il mondo della disabilità, delle cose che appaiono banali e scontante ma che non lo sono affatto.

Quella del servizio civile è un’esperienza unica, piena, completa, che permette di mettersi alla prova prima di tutto con se stessi e con le difficoltà anche più semplici che ci si trova ad affrontare nella giornata anche più ordinaria. È una possibilità di scoprire della bellezza anche dove gli altri non guardano, in chi non viene ascoltato o capito. È il potersi meravigliare continuamente della realtà in cui si è immersi, nel silenzio del santuario che diventa anche un po’ il silenzio del cuore pronto ad accogliere e a farsi accogliere da chi sappia coccolare quel silenzio.”

Noemi Cometa – AMICA DELLA SOTTOSEZIONE DI TRIESTE

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