Riflessioni

 

PORTA FIDEI – Scheda di riflessione n° 1

  

  L’Europa ha ricevuto l’annuncio del Vangelo duemila anni fa. Nel tempo intercorso da  allora, la fede in Dio e la pratica religiosa sono continuate, di generazione in generazione.  Opere d’arte magnifiche e cattedrali maestose abbelliscono città e villaggi. Si potrebbe  credere, per questo, che gli uomini europei abbondino di fede e siano mossi, nelle loro azioni, dai precetti del Vangelo. Si potrebbe credere che essi alimentino nel cuore il desiderio di evangelizzare i popoli che ancora non hanno ricevuto il buon annuncio dell’amore   di Dio al mondo.

 La realtà è però diversa. Molte chiese son diventate musei, i quadri a soggetto sacro arricchiscono le pinacoteche cittadine. Occorre un nuovo innesto di fede, perché il germe di vita,  seminato nei cuori ancora nell’infanzia, riprenda vigore. Serve un esame di coscienza ben  fatto, davanti alla Parola di Dio e alle verità di fede, per riprendere il cammino interrotto.  Questo invito è rivolto a tutti i Cristiani dal papa Benedetto XVI, con la lettera apostolica  Porta fidei dell’11 ottobre 2012.

 Per leggere con profondità la propria vita, occorre confrontarla con la Scrittura, iniziando  dall’Antico Testamento. In esso si vede come Dio, nel deserto, dopo aver operato la salvezza  del popolo dagli Egiziani, con segni potenti e braccio teso, rimane sconcertato dall’atteggiamento di incredulità degli Ebrei.1 Mormorii, lamenti, ribellione e sfida aperta.  Nessun peccato viene punito tanto severamente, senza che esista remissione per almeno  qualcuna di queste azioni. 2 Mosè stesso non entra, per la sua incredulità nella potenza di  Dio, nella terra promessa; la vede solo da lontano.

Nel Nuovo Testamento, la linea di condotta del Signore non cambia. Gesù si scaglia contro  i farisei e gli scribi, che vantano la loro irreprensibilità di fronte a Dio perché eseguono  scrupolosamente i precetti della Legge, riducendo il rapporto con Dio a semplice formalismo.  3 Gli Apostoli stessi, dopo tre anni trascorsi con Gesù, dimostrano incredulità.   Pietro è modello, in questo, quando chiede a Gesù di camminare sulle acque e poi si spaventa e inizia ad affondare.4 Per incredulità. Per i Cristiani di oggi, il peccato della mancanza  di fede è ancor più grave, visto che lo Spirito Santo abita nel credente. La potenza della  preghiera fatta nel Nome di Gesù è poi infinita. Vero, nella condizione attuale, non è facile  vivere: lo stress domina nei rapporti umani, la stanchezza, aumentata dall’esser in continuo  pendolari, condiziona la vita. L’economia in crisi rende difficile la sussistenza. La società in  cui si vive è spesso violenta e forse poche generazioni hanno attraversato momenti simili.  Non importa!

 Nella Lettera ai Romani l’apostolo Paolo dice che dove abbonda il peccato sovrabbonda la  grazia; con tale forza nessun ostacolo è impossibile da superare.5 Serve però la fede. Per  esempio, nella 2 Lettera ai Corinzi, al capitolo I, si legge che: «Dio ci consola in ogni  nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in  qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi  da Dio. Esattamente in questa affermazione si può verificare la solidità della fede.  Dal momento che nessun essere umano può consolare con un intervento che sani alla radice  il problema, risalta l’intervento di Dio, nell’azione. 6 Se però il cristiano non nutre un autentico rapporto con Lui, evidentemente non può  consolare. Di più, vivrà egli stesso nella tristezza. Facile la prova.  Basta osservare i Cristiani all’uscita dalla chiesa, dopo la S. Messa. Celebrare un  mistero così grande dona, o dovrebbe donare, una gioia inesprimibile; i visi delle persone  dovrebbero esser raggianti. Se questa non è la realtà dei fatti, significa che non si è davanti a  credenti ma a semplici praticanti.

 Vari condizionamenti impediscono, di fatto, il contatto vero con Dio.

1. Spesso manca una relazione d’amore con il Creatore; la pratica religiosa rimane  perciò “tributo” da versare all’Essere superiore, se non altro per ingraziarsene la benevolenza. Praticanti ma non credenti.

2. La fede del Cristiano, spesso, è monca. Si pensa che vi sarà la vita eterna, un giorno, ma non si nutre fiducia nel Figlio di Dio, l’Emmanuele, riguardo alla risoluzione dei  problemi quotidiani. Talvolta questo si verifica per sfiducia, perché ci si attendeva la  guarigione di una persona cara, e il fatto non si è verificato. Si sperava nella salvezza  da un pericolo, ma questa è avvenuta in un tempo successivo a quello previsto.7 La delusione prende il sopravvento. Nella Scrittura, il problema della sofferenza è posto  nel Libro si Giobbe, ma non esiste risposta secondo il canone umano. 8

3. Talvolta non si incontra il vero Dio, nella preghiera. Si vive da Cristiani del Venerdì  Santo, attenti alle sofferenze di Gesù sulla croce perché, in realtà, si proiettano su di Lui le  proprie e si vive nella tristezza continua, senza aver fede nella Resurrezione.

 Per questi fattori, magari si prega, ma nulla cambia nella vita. La magnifica promessa  di Gesù contenuta nel Vangelo di Marco, al capitolo 11: «22Rispose loro Gesù: «Abbiate  fede in Dio! 23In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel  mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli  avverrà. 24Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate  fede di averlo ottenuto e vi accadrà» viene completamente vanificata.  Nel diario di S. Faustina Kowalska, si vede quanto Dio rimane amareggiato dalla  mancanza di confidenza  in Lui.  «A Dio dispiace molto la diffidenza verso di Lui e per tale motivo alcune anime perdono molte grazie. La diffidenza di un’anima ferisce il Suo dolcissimo Cuore, che è pieno di bontà e di  amore inesprimibile per noi».9

Occorre partire da un punto di vista molto diverso: non sottomissione da schiavi a  Dio ma rapporto filiale con Lui. Precisa bene la cosa il papa Benedetto XVI:

(10 Dall’Angelus di domenica 03 settembre 2012)

«Cari fratelli e sorelle!   Nella Liturgia della Parola di questa domenica emerge il tema della Legge di Dio, del

suo comandamento: un elemento essenziale della religione ebraica e anche di quella  cristiana, dove trova il suo pieno compimento nell’amore (cfr Rm 13,10).   La Legge di Dio è la sua Parola che guida l’uomo nel cammino della vita, lo fa uscire  dalla schiavitù dell’egoismo e lo introduce nella «terra» della vera libertà e della vita.   Per questo nella Bibbia la Legge non è vista come un peso, una limitazione opprimente, ma come il dono più prezioso del Signore, la testimonianza del suo amore  paterno, della sua volontà di stare vicino al suo popolo, di essere il suo Alleato e  scrivere con esso una storia di amore.

 Così prega il pio israelita: «Nei tuoi decreti è la mia delizia, / non dimenticherò la  tua parola. (…) Guidami sul sentiero dei tuoi comandi, / perché in essi è la mia  felicità» (Sal 119,16.35). Nell’Antico Testamento, colui che a nome di Dio trasmette la  Legge al popolo è Mosè. Egli, dopo il lungo cammino nel deserto, sulla soglia della  terra promessa, così proclama: «Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi  insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della  terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi» (Dt 4,1).

 Ed ecco il problema: quando il popolo si stabilisce nella terra, ed è depositario della  Legge, è tentato di riporre la sua sicurezza e la sua gioia in qualcosa che non è più la  Parola del Signore: nei beni, nel potere, in altre ‘divinità’ che in realtà sono vane, sono  idoli. Certo, la Legge di Dio rimane, ma non è più la cosa più importante, la regola  della vita; diventa piuttosto un rivestimento, una copertura, mentre la vita segue  altre strade, altre regole, interessi spesso egoistici individuali e di gruppo.  E così la religione smarrisce il suo senso autentico che è vivere in ascolto di Dio per   fare la sua volontà, – che è la verità del nostro essere – e così vivere bene, nella vera  libertà, e si riduce a pratica di usanze secondarie, che soddisfano piuttosto il bisogno  umano di sentirsi a posto con Dio. Ed è questo un grave rischio di ogni religione, che  Gesù ha riscontrato nel suo tempo, ma che si può verificare, purtroppo, anche nella  cristianità. Perciò le parole di Gesù nel Vangelo di oggi contro gli scribi e i farisei  devono far pensare anche noi. Gesù fa proprie le parole del profeta Isaia: «Questo  popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono  culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini» (Mc 7,6-7; cfr Is 29,13). E poi  conclude: «Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli  uomini» (Mc 7,8).  Anche l’apostolo Giacomo, nella sua Lettera, mette in guardia dal pericolo di una  falsa religiosità. Egli scrive ai cristiani: «Siate di quelli che mettono in pratica la  Parola, e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi» (Gc 1,22). La Vergine Maria,  alla quale ora ci rivolgiamo in preghiera, ci aiuti ad ascoltare con cuore aperto e  sincero la Parola di Dio, perché orienti i nostri pensieri, le nostre scelte e le nostre  azioni, ogni giorno».

 Seguire Dio può talvolta esser faticoso, per fatti che hanno deluso. Occorre confrontarsi con  la Storia, collettiva e personale. Nel deserto del Sinai, il popolo di Israele soffriva la fame; a  Mosè sembrava impossibile dare carne da mangiare a 600.000 adulti. Il Signore, rivolgendosi  a lui, afferma che il suo braccio non si è accorciato e che i prodigi compiuti in passato non  sono finiti. Nella storia personale di ciascuno sono accaduti prodigi, basta solo farne  memoria, sapendo che Dio non abbandona mai i suoi fedeli.

Serve, per questo, una dichiarazione di fede, fatta con tutta l’anima!

Gesù è Via, Verità e Vita. Ieri, oggi, sempre!

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1 1 Il Signore disse a Mosè: «Vedi, io ti ho posto a far le veci di Dio di fronte al faraone: Aronne, tuo fratello, sarà  il tuo profeta. 2Tu gli dirai quanto io ti ordinerò: Aronne, tuo fratello, parlerà al faraone perché lasci partire gli  Israeliti dalla sua terra. 3Ma io indurirò il cuore del faraone e moltiplicherò i miei segni e i miei prodigi nella  terra d’Egitto. 4Il faraone non vi ascolterà e io leverò la mano contro l’Egitto, e farò uscire dalla terra d’Egitto le  mie schiere, il mio popolo, gli Israeliti, per mezzo di grandi castighi. 5Allora gli Egiziani sapranno che io sono il  Signore, quando stenderò la mano contro l’Egitto e farò uscire di mezzo a loro gli Israeliti!». Cfr. Esodo 7, 1-5

2 Confronta, per esempio, il peccato della sfida contro Dio, punito con il morso dei serpenti, finché Mosè non  innalzò un serpente di rame sopra un’asta. Libro dei Numeri 21, 4-9  Confronta ancora le lunga serie di maledizioni che il Signore promette agli Israeliti, qualora non seguissero la  sua Legge. Una delle pagine più terribili di tutta la Bibbia. Sembra di leggere, in filigrana, l’azione di un Dio  vendicativo. In realtà, il Signore aveva liberato il popolo di Israele dagli Egiziani, lo aveva condotto nel deserto  procurando acqua e cibo, facendolo poi entrare nella Terra Promessa. Donando anche agiatezza economica. Il  risultato è l’ingratitudine degli Ebrei e il ritorno agli idoli, ritenuti gli attori della salvezza ottenuta. Cfr. 13Il  Signore ti metterà in testa e non in coda e sarai sempre in alto e mai in basso, se obbedirai ai comandi  del Signore, tuo Dio, che oggi io ti prescrivo, perché tu li osservi e li metta in pratica, 14e se non  devierai né a destra né a sinistra da alcuna delle cose che oggi vi comando, per seguire altri dèi e  servirli. 15Ma se non obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, se non cercherai di eseguire tutti i suoi comandi e tutte le sue leggi che oggi io ti prescrivo, verranno su  di te e ti colpiranno tutte queste maledizioni: 16sarai maledetto nella città e maledetto nella campagna. 17Maledette saranno la tua cesta e la tua madia. 18Maledetto sarà il frutto del tuo grembo e il  frutto del tuo suolo, sia i parti delle tue vacche sia i nati delle tue pecore. 19Maledetto sarai quando entri e maledetto quando esci. 20Il Signore lancerà contro di te la maledizione, la costernazione e la minaccia in ogni lavoro a cui metterai mano, finché tu sia distrutto e perisca rapidamente a causa delle tue azioni malvagie, per avermi abbandonato. 21Il Signore ti attaccherà la peste, finché essa non  ti abbia eliminato dal paese in cui stai per entrare per prenderne possesso.   22Il Signore ti colpirà con la consunzione, con la febbre, con l’infiammazione, con l’arsura, con la  siccità, con il carbonchio e con la ruggine, che ti perseguiteranno finché tu non sia perito. 23Il cielo  sarà di bronzo sopra il tuo capo e la terra sotto di te sarà di ferro.  24Il Signore darà come pioggia alla tua terra sabbia e polvere, che scenderanno dal cielo su di te,  finché tu sia distrutto. 25Il Signore ti farà sconfiggere dai tuoi nemici: per una sola via andrai contro di loro e per sette vie fuggirai davanti a loro. Diventerai oggetto di orrore per tutti i regni della terra. 26Il  tuo cadavere diventerà pasto di tutti gli uccelli del cielo e degli animali della terra e nessuno li  scaccerà. 27Il Signore ti colpirà con le ulcere d’Egitto, con bubboni, scabbia e pruriti, da cui non potrai  guarire. 28Il Signore ti colpirà di delirio, di cecità e di pazzia, 29così che andrai brancolando in pieno  giorno come il cieco brancola nel buio. Non riuscirai nelle tue imprese, sarai ogni giorno oppresso e  spogliato e nessuno ti aiuterà. 30Ti fidanzerai con una donna e un altro la possederà. Costruirai una  casa, ma non vi abiterai. Pianterai una vigna e non ne potrai cogliere i primi frutti. 31Il tuo bue sarà  ammazzato sotto i tuoi occhi e tu non ne mangerai. Il tuo asino ti sarà portato via in tua presenza e  non tornerà più a te. Il tuo gregge sarà dato ai tuoi nemici e nessuno ti aiuterà. 32I tuoi figli e le tue  figlie saranno consegnati a un popolo straniero, mentre i tuoi occhi vedranno e languiranno di pianto  per loro ogni giorno, ma niente potrà fare la tua mano. 33Un popolo che tu non conosci mangerà il  frutto del tuo suolo e di tutta la tua fatica. Sarai oppresso e schiacciato ogni giorno. 34Diventerai  pazzo per ciò che i tuoi occhi dovranno vedere. 35Il Signore ti colpirà alle ginocchia e alle cosce con  un’ulcera maligna, dalla quale non potrai guarire. Ti colpirà dalla pianta dei piedi alla sommità del  capo. 36Il Signore deporterà te e il re, che ti sarai costituito, in una nazione che né tu né i tuoi padri  avete conosciuto. Là servirai dèi stranieri, dèi di legno e di pietra. 37Diventerai oggetto di stupore, di  motteggio e di scherno per tutti i popoli fra i quali il Signore ti avrà condotto.  38Porterai molta semente al campo e raccoglierai poco, perché la locusta la divorerà. 39Pianterai  vigne e le coltiverai, ma non berrai vino né coglierai uva, perché il verme le roderà. 40Avrai oliveti in  tutta la tua terra, ma non ti ungerai di olio, perché le tue olive cadranno immature. 41Genererai figli e  figlie, ma non saranno tuoi, perché andranno in prigionia. 42Tutti i tuoi alberi e il frutto del tuo suolo saranno preda di un esercito d’insetti. 43Il forestiero che sarà in mezzo a te si innalzerà sempre più  sopra di te e tu scenderai sempre più in basso. 44Egli farà un prestito a te e tu non lo farai a lui. Egli  sarà in testa e tu in coda. 45Tutte queste maledizioni verranno su di te, ti perseguiteranno e ti  raggiungeranno, finché tu sia distrutto, perché non avrai obbedito alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i comandi e le leggi che egli ti ha dato.   46Esse per te eper la tua discendenza saranno sempre un segno e un prodigio. 47Poiché non avrai  servito il Signore, tuo Dio, con gioia e di buon cuore in mezzo all’abbondanza di ogni cosa, 48servirai i  tuoi nemici, che il Signore manderà contro di te, in mezzo alla fame, alla sete, alla nudità e alla  mancanza di ogni cosa. Essi ti metteranno un giogo di ferro sul collo, finché non ti abbiano distrutto. 49Il Signore solleverà contro di te da lontano, dalle estremità della terra, una nazione che si slancia a  volo come l’aquila: una nazione della quale non capirai la lingua, 50una nazione dall’aspetto feroce,  che non avrà riguardo per il vecchio né avrà compassione del fanciullo. 51Mangerà il frutto del tuo  bestiame e il frutto del tuo suolo, finché tu sia distrutto, e non ti lascerà alcun residuo di frumento, di  mosto, di olio, dei parti delle tue vacche e dei nati delle tue pecore, finché ti avrà fatto perire. 52Ti  assedierà in tutte le tue città, finché in tutta la tua terra cadano le mura alte e fortificate, nelle quali  avrai riposto la fiducia. Ti assedierà in tutte le tue città, in tutta la terra che il Signore, tuo Dio, ti avrà  dato. 53Durante l’assedio e l’angoscia alla quale ti ridurrà il tuo nemico, mangerai il frutto delle tue  viscere, le carni dei tuoi figli e delle tue figlie che il Signore, tuo Dio, ti avrà dato. 54L’uomo più  raffinato e più delicato tra voi guarderà di malocchio il suo fratello e la donna del suo seno e il resto  dei suoi figli che ancora sopravvivono, 55per non dare ad alcuno di loro le carni dei suoi figli, delle  quali si ciberà, perché non gli sarà rimasto più nulla durante l’assedio e l’angoscia alla quale i nemici ti  avranno ridotto entro tutte le tue città. 56La donna più raffinata e delicata tra voi, che per delicatezza  e raffinatezza non avrebbe mai provato a posare in terra la pianta del piede, guarderà di malocchio  l’uomo del suo seno, il figlio e la figlia, 57e si ciberà di nascosto di quanto esce dai suoi fianchi e dei  bambini che partorirà, mancando di tutto durante l’assedio e l’angoscia alla quale i nemici ti avranno  ridotto entro tutte le tue città.  58Se non cercherai di eseguire tutte le parole di questa legge, scritte in questo libro, avendo timore di  questo nome glorioso e terribile del Signore, tuo Dio, 59allora il Signore colpirà te e i tuoi discendenti  con flagelli prodigiosi: flagelli grandi e duraturi, malattie maligne e ostinate. 60Farà tornare su di te le  infermità dell’Egitto, delle quali tu avevi paura, e si attaccheranno a te.   61Anche ogni altra malattia e ogni altro flagello, che non sta scritto nel libro di questa legge, il  Signore manderà contro di te, finché tu non sia distrutto. 62Voi rimarrete in pochi uomini, dopo essere  stati numerosi come le stelle del cielo, perché non avrai obbedito alla voce del Signore, tuo Dio. 63Come il Signore gioiva a vostro riguardo nel beneficarvi e moltiplicarvi, così il Signore gioirà a  vostro riguardo nel farvi perire e distruggervi. Sarete strappati dal paese in cui stai per entrare per  prenderne possesso. 64Il Signore ti disperderà fra tutti i popoli, da un’estremità all’altra della terra. Là  Servirai altri dèi, che né tu né i tuoi padri avete conosciuto, dèi di legno edi pietra. 65Fra quelle nazioni  non troverai sollievo e non vi sarà luogo di riposo per la pianta dei tuoi piedi. Là il Signore ti darà un  cuore trepidante, languore di occhi e animo sgomento. 66La tua vita ti starà dinanzi come sospesa a un filo. Proverai spavento notte e giorno e non sarai sicuro della tua vita. 67Alla mattina dirai: “Se  fosse sera!” e alla sera dirai: “Se fosse mattina!”, a causa dello spavento che ti agiterà il cuore e delle  cose che i tuoi occhi vedranno. 68Il Signore ti farà tornare in Egitto su navi, per una via della quale ti  ho detto: “Non dovrete più rivederla!”. E là vi metterete in vendita ai vostri nemici come schiavi e  schiave, ma nessuno vi acquisterà». 69Queste sono le parole dell’alleanza che il Signore ordinò a Mosè  di stabilire con gli Israeliti nella terra di Moab, oltre l’alleanza che aveva stabilito con loro sull’Oreb.  3 Cfr. per esempio il Vangelo di Marco 7,1-8.14-15.21-23. In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e  alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo  con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati  accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di  bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi  discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».  Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:  “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto,  insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate  la tradizione degli uomini».  Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori  dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a  renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini,  escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza,  invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono  impuro l’uomo».

4 Vangelo di Matteo 14,22-33

5 Lettera ai Romani 5.20

 6 Cfr. Vangelo di Giovanni cap. 15. La vite e i tralci.

7 Tali avvenimenti non appartengono solo all’oggi, son propri di tutti i tempi. Esemplare, in questo, il Salmo 73,  contenuto nella Bibbia, che mostra lo sconcerto del giusto nei confronti dell’empio, sempre vittorioso. Da  leggere, perché emblematico per la vita di ogni credente.

8 Cfr. cap. 40, 41, 1-26 e la successiva risposta di Giobbe, al cap. 42: «1Giobbe prese a dire al Signore:2 «Comprendo che tu puoi tutto e che nessun progetto per te è impossibile. 3Chi è colui che, da ignorante, può oscurare il tuo piano? Davvero ho esposto cose che non capisco, cose troppo meravigliose per me, che non  comprendo. 4Ascoltami e io parlerò, io t’interrogherò e tu mi istruirai! 5Io ti conoscevo solo per sentito dire,  ma ora i miei occhi ti hanno veduto. 6Perciò mi ricredo e mi pento sopra polvere e cenere».

9 S. FAUSRINA KOWALSKA, Diario, Città del Vaticano, 2001, pg. 235

    

 

 

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