Testimonianze sulla festa

da parte di don Decio:

Carissimi amici , torno da una grande giornata che ho vissuto con circa 650 persone della grande famiglia dell’Unitalsi che a Bassano del Grappa hanno celebrato la giornata dell’amicizia, a conclusione della stagione dei pellegrinaggi malati che li ha visti a Lourdes, Loreto, Fatima e nelle giornate di preghiera e di riflessione durante questo anno passato. E’ stato un immergersi nel divino, respirando quella gioia che traspare in ogni santuario là dove si giunge, perchè non si va da soli, ma con coloro che segnati dalla sofferenza calmano con i loro ritmi umani iil nostro correre a vuoto:, addolciscono con la loro pazienza evangelica le nostre intolleranze,, non alimentari ma quelle umane. Tutto questo ad una condizione che andiamo a braccetto con questi amici speciali che il Signore chiama i più grandi tra noi, mentre la gente li chiama andicappati. Era più che giusta la scritta in un poster che raffigurante il volto di una bambina: i medici mi chiamano Down,la gente mi chiama mongoloide, gli amici mi chiamano Martina. Buona settimana nella serenità dello spirito e nella bontà del cuore. Don Decio

Testimonianza apparsa sul settimanale diocesano di Vicenza “la Voce dei Berici”:

In un clima festoso di allegria si è celebrata domenica 16 settembre, presso il parco di Villa S. Giuseppe a Bassano del Grappa la IV festa dell’Amicizia Unitalsiana.

In apertura, il dottor Armando Donello, presidente dell’Unitalsi Triveneta, ha rivolto il saluto di benvenuto agli Assistenti diocesani, ai Presidenti di sottosezione, ai numerosi associati convenuti assieme ad amici e familiari,  provenienti da tutte le province del Triveneto.

Mons. Decio Cipolloni già Assistente Nazionale dell’Unitalsi, ora vicario generale del Santuario di Loreto, ha presentato una riflessione molto articolata che, prendendo spunto dalla lettera di S. Giacomo, al punto in cui dichiara che “ la fede senza le opere è morta “, ha ricordato le linee guida che devono indicare la strada al vero unitalsiano. Accenniamo ad alcuni passaggi particolarmente significativi: “ Nell’eseguire il suo servizio, l’unitalsiano  non può dire: “Che cosa mi tocca fare?, ma deve dire: “ Che cosa mi è concesso di fare!” perché è mettendomi vicino a una carrozzina che il Signore si accorge di me”. E ancora, all’atto penitenziale della Messa: “ Chiedo perdono per essermi accontentato di quello che ho fatto”.

Parole forti da scuotere e mettere in crisi anche le coscienze che più si sentono a  posto.

Dopo il pranzo comunitario, al quale hanno partecipato ben 650 commensali, il pomeriggio ha riservato un avvenimento di eccezionale carica emotiva con la testimonianza di Rita Coruzzi. La nostra amica è una giornalista di 26 anni, in carrozzina dall’età di 10  a causa di un errato intervento chirurgico e autrice di tre libri. Il racconto di come abbia ritrovato la fede dopo un pellegrinaggio a Lourdes con l’Unitalsi, ha scosso fino alle lacrime molti dei presenti, lei che è riuscita a lasciare senza parole un gigante del giornalismo come Bruno Vespa. Il suo intervento è stato il degno completamento della lezione di Don Decio.   

                                                                                                                                    Luigino

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